Diario di una Social Geek

martedì 27 gennaio 2015

[Incipit - Racconto] Le mani

(foto: Benjamin Lehman - flickr)
Appoggiato allo scafo di un relitto cerco un po' di ristoro dal sole soffocante di questa giornata afosa. Mi siedo, stanco di un giorno come tanti con gli occhi pieni di questo paradiso ma l'anima svuotata di tutto ciò che è veramente importante. Il profumo del legno consumato dall'acqua marina mi avvolge: inspiro profondamente per farlo mio; vorrei diventarne parte io stesso.

Insieme al cappello di paglia che indosso, questo vecchio relitto è il mio nascondiglio: scendo il primo sugli occhi per riposare, lasciandomi cullare soltanto dal rumore calmo delle onde.

Mi tornano in mente i tempi in cui la vita mi sorrideva... A bordo del mio peschereccio solcavo le onde e mi sentivo tutt'uno con il mare e il cielo. Padrone della mia vita, sentivo di avere tra le mani le redini del mio destino. Nulla riusciva a spaventarmi: il mare in tempesta, i passi falsi e gli ostacoli della vita, gli errori.
Ripensando a quei tempi, un sospiro mi sale dal cuore. Il cappello torna di nuovo al suo posto: non è più questo il tempo di sognare. O forse lo è?

Noto le mie mani mentre tiro su le ginocchia per proteggermi meglio dal sole. Le ho sempre avute a una misera distanza da me ma non ricordo l'ultima volta in cui ho prestato loro la mia attenzione. Portano i segni di ogni tempesta, di ogni passo falso, di ogni mia caduta. Non sono più mani giovani ma sono decisamente mani belle e ricche: sono mani che hanno combattuto duramente e che hanno aiutato, stringendone altre. Sono mani che hanno espresso dolcezza e asciugato lacrime di dolore. Sono state aperte a un passo dal cielo.
Le stringo con forza; sono le mie mani.

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© Valentina Coppola - Tutti i diritti riservati.
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