Diario di una Social Geek

mercoledì 20 maggio 2015

Scambio like, compravendita follower su Facebook & Co.: qualche riflessione




La gestione delle pagine Facebook non è mai semplice. Che si tratti della pagina di un'azienda del calibro della Coca Cola o di quella del negozio di scarpe sotto casa, una delle prime difficoltà nelle quali ci si imbatte è questa: "Come faccio a far vedere all'azienda che il lavoro che sto facendo è utile?"

Spesso, purtroppo, la soluzione è questa: "Facile, punterò sull'aumento del numero dei follower!"

Chiaramente chi gestisce una pagina Facebook legata a un'azienda molto nota e importante come la Coca Cola il problema dell'aumento dei follower lo ha in modo molto limitato: la storia decennale dell'azienda, l'investimento nella comunicazione e nella pubblicizzazione del prodotto, una buona strategia di comunicazione sui social rendono tutto più semplice da questo punto di vista.

La situazione si complica invece quando ci si trova a gestire la pagina Facebook di una piccola attività che, magari, ha appena aperto. La responsabilità da questo punto di vista è enorme e la difficoltà doppia: bisogna riuscire a comunicare bene i valori dell'azienda contribuendo a costruirne l'immagine sui social in modo da supportarla nella sua crescita e affermazione sul territorio.

Pare facile... ma non lo è affatto.


Ci sono tantissime strategie che possono essere messe in atto dai social media manager per affrontare questo tipo di problema: alcune le ho trovate corrette altre invece profondamente sbagliate.

Chi si occupa della gestione delle pagine Facebook a mio avviso deve avere un solo obiettivo: fare il bene dell'azienda ragionando in prospettiva. Talvolta, invece, noto che alcuni tendono a prediligere un altro obiettivo: quello di dimostrare all'azienda che non può fare a meno del social media marketer di turno perché grazie a lui (almeno sui social) ha avuto una gran visibilità.

Questo secondo atteggiamento non è completamente errato perché fa leva sulla riprova sociale: tanti like ai post portano altri like. Non si può essere chiamati social media marketer, però; non ci si può definire esperti di social nè tantomeno di comunicazione se si persegue soltanto questo come obiettivo sui social network. Si può rientrare, al limite, nel concetto di digital PR che non è meno importante del social media management ma è sicuramente diverso.

Questa pallosa introduzione mi è servita ad anticipare un argomento un po' spinoso: lo scambio di like sulle pagine Facebook, la compravendita di like, l'abitudine di invitare gli amici a cliccare mi piace su ogni pagina gestita & Co.

Un errore da non commettere.


L'impulso a comportarsi così, soprattutto per quanto riguarda l'invito a mettere il Mi Piace spedito agli amici, viene a tutti credetemi. Bisogna resistere però perché quei like in buona parte dei casi non portano a nulla di positivo.


Le conseguenze possono essere 2 e sono entrambe negative:

  • si finisce per fare i conti con i commenti sgradevoli lasciati da parte di persone che non sono completamente in linea con gli obiettivi e il target della pagina Facebook: l'amico che ha l'abitudine di dire sempre la sua (perché magari spinto dalle più svariate motivazioni) finisce spesso per rivelarsi uno scomodo troll da gestire;
  • si abbassa il numero delle interazioni sui singoli post, determinando penalizzazioni della pagina stessa da parte di Facebook, perché la maggior parte delle persone che hanno cliccato Mi Piace evidentemente lo hanno fatto per farti un favore personale e non perché sono realmente interessati alle tematiche che la pagina tratta.

In questo secondo caso forse è opportuno che ci si inizi a chiedere anche perché gli amici possono aver accettato l'invito a cliccare Mi Piace: se lo hanno considerato un favore, probabilmente si aspettano qualcosa in cambio. Qualcosa che forse si ha effettivamente intenzione di ricambiare o che, magari, si preferisce ignorare facendo finta di nulla.


Lo scambio di like tra pagine Facebook è la stessa cosa. Non sapete quanto spesso su alcune delle pagine che gestisco mi ritrovo messaggi privati di questo tipo:

"fatto.....done.....CONTRACCAMBIERESTI “Mi piace”?......WOULD YOU “Like” MY PAGE?
GRAZIE GRAZIE …...THANKS THANKS

(Link alla pagina)
THANKS"


Questo che ho ricevuto è stato anche abbastanza creativo: non solo chi l'ha inviato l'ha scritto in due lingue ma in modo da far sembrare a chi legge che c'è stata realmente la richiesta allo scambio di Mi Piace. Tralasciando il fatto che alcune delle parole sono state scritte in modo volutamente impositivo.

Chiaramente l'acquisto dei like, sia sotto forma di pacchetti di utenti pagati per cliccare Mi Piace, sia sotto forma di vendita di intere pagine Facebook con conseguente cambio di nome sortisce gli stessi effetti e non ha alcun vantaggio per l'azienda. Nel secondo caso, se tutto va "bene" si può verificare nel tempo un progressivo calo dei Mi Piace a scapito della visibilità della pagina Facebook; nel peggiore dei casi ci si trova a far fronte a una marea di commenti di utenti incazzati che chiedono come mai prima la pagina trattava dell'argomento X e ora tratta l'argomento Y. I comportamenti e i commenti negativi degli utenti sono ovviamente del tutto leciti.

Tecniche come queste sono utili soltanto a chi gestisce le pagine Facebook con l'obiettivo di dimostrare al cliente di turno (un cliente probabilmente mordi e fuggi) quanto si è bravi nel proprio compito e indispensabili; quanta visibilità l'azienda ha ottenuto grazie al lavoro svolto.


La visibilità online, i Mi Piace sulle pagine Facebook sono una questione di fiducia. Scelgo di mettere Mi Piace alla pagina del negozio di scarpe sotto casa perché probabilmente ho scoperto che sono dei professionisti; mi hanno accolta bene in negozio; avevano delle offerte molto valide e interessanti su prodotti che mi piacciono e pertanto scelgo di seguire l'azienda anche online per non perdermi altre offerte speciali, aggiornamenti e perché magari sono in linea con lo stile di vita che l'azienda propone, il messaggio che dà, la sua etica professionale.

Ecco, queste sono alcune delle buone motivazioni che possono spingere gli utenti a cliccare Mi Piace spontaneamente su una pagina Facebook e su motivazioni di questo tipo bisogna puntare quando se ne gestisce una. Le campagne di sponsorizzazione delle pagine volte all'ottenimento di nuovi Mi Piace sono la soluzione più indicata a chi desidera ampliare in breve tempo il numero dei follower: in questo caso si ha, non dico la certezza ma sicuramente una maggiore sicurezza, sugli utenti che si ottengono.

L'attività online sui social network non può mai essere completamente staccata da quella offline: non sono due mondi a parte ma complementari. Se l'azienda sceglie di investire sui social, infatti, non lo fa mica per avere tanti Mi Piace che non servono a nulla; lo fa nell'ottica di un ritorno economico.

Temo, però, che per molti social media manager parlare di ROI (Ritorno sull'Investimento) sia quasi come parlare di cose dell'altro mondo... Una parola che guai a pronunciarla.


E se iniziassimo a pronunciarla, invece, non sarebbe un vantaggio per tutti?

Che ne dite voi? :)