Diario di una Social Geek

sabato 12 dicembre 2015

Confessioni di una ghost writer




Qualche anno fa mi è capitato di leggere un libro, di cui purtroppo non ricordo più il titolo, in cui il protagonista era uno scrittore incompreso, anche un po' "dannato" e a tratti sfigato: un ghost writer. Nel libro, lui si trovava immerso in una storia avvincente e pericolosa ambientata tra i ghiacci del Québec, il paese nel quale si era rifugiato per scappare da non so quali reati che aveva commesso nella sua vita di prima. Aiutava una giovanissima attivista che si batteva a favore dei diritti degli animali.

Non ho intenzione di stare qui a raccontarvi la trama del libro ma vi prometto che se dovesse tornarmi in mente il titolo ve lo farò sapere.

La cosa che mi è rimasta più impressa di questo personaggio è stata la durezza con la quale aveva trattato un ex-cliente, una persona per la quale aveva scritto: da come veniva descritto, costui appariva quasi come un completo idiota e analfabeta; un idiota e analfabeta al quale lui, il protagonista del libro, aveva completamente sconvolto il senso di un romanzo, suscitando inizialmente le ire dello pseudo-autore, in modo da portarlo al successo facendolo diventare in breve tempo un acclamato best seller.


Quando lessi il libro pensai che il ghost writer che ne era il protagonista fosse un po' spaccone.

Ecco. Oggi posso dire di comprendere perfettamente cosa quel personaggio voleva comunicare; il tipo di sensazione che quella storia, il suo passato, aveva suscitato in lui ora posso dire di averla fatta completamente mia.

Quando iniziai a scrivere per il web, più o meno 10 anni fa, era una cosa ovvia per me il fatto che sotto tutti gli articoli che scrivessi ci fosse il mio nome. Era una questione di orgoglio veder pubblicato online un mio articolo su qualche sito che si occupava di arte, per esempio, di cinema o di recensioni di libri.

Ricordo ancora chiaramente la sensazione e l'entusiasmo che mettevo in ciò che facevo: il lavoro di ricerca dell'argomento da trattare, il suo studio e alla fine la realizzazione dell'articolo vero e proprio. Mi sentivo quasi come, ancora ora, immagino debba sentirsi un giornalista che si occupa di questo genere di tematiche: una persona importante nel suo piccolo perché attraverso ciò che scrive può contribuire alla diffusione della cultura. Già, proprio così.

Gli anni poi sono passati e la scrittura per il web ha subito man mano una trasformazione sempre più radicale. La SEO è entrata a gamba tesa nel mondo del web e saper scrivere bene non è stato più sufficiente. È stato necessario, infatti, imparare a scrivere in modo diverso, tenendo conto dei motori di ricerca; tenendo conto degli algoritmi del Big G.

In quel periodo ho realizzato che se volevo continuare a fare ciò che mi piaceva fare così tanto avrei dovuto iniziare a farlo in modo diverso. Un modo un po' meno piacevole e decisamente più noioso a dire il vero. Ai gestori dei siti per i quali scrivevo, infatti, spesso non interessavano gli aspetti "culturali": piuttosto era necessario che nei miei post ci fossero determinate parole-chiave anche a scapito della leggibilità. In quel periodo, il fatto che sotto quegli articoli il mio nome non ci fosse, in realtà non è che mi dispiacesse poi tanto.

Fortunatamente con il tempo anche questa parentesi si è chiusa: oggi scrivere in ottica SEO significa principalmente scrivere per gli utenti continuando ad avere un occhio di riguardo al loro modo di usare i motori di ricerca.

Una cosa, però, è rimasta invariata: anche oggi come allora, raramente il mio nome compare sotto gli articoli che scrivo. Vi compare raramente sia per una mia scelta personale, sia per necessità delle persone per le quali scrivo.

Ebbene sì, sono una ghost writer e, sinceramente, penso di fare il mio lavoro abbastanza bene: scrivo per le stesse persone da moltissimi anni ottenendo buoni risultati e questo mi fa capire che sono brava in ciò che faccio.

Recentemente, tra l'altro, mi sono resa conto che per un web editor è importantissimo lavorare come ghost writer e accettare il compromesso di vedere online propri articoli accompagnati dal nome di un'altra persona. È importante se si desidera evitare di passare per "tuttologi": coloro che sono esperti in un po' di tutto ma, in realtà, tutto ciò che sanno, lo sanno in modo estremamente limitato. Scusate il gioco di parole.
Se si punta sul personal branding, a mio avviso, è importantissimo firmare soltanto gli articoli strettamente legati ai propri ambiti d'interesse così da poter apparire specialisti.

Nonostante io sia abituata a lavorare così, però, talvolta non posso fare a meno di ripensare al protagonista di quel romanzo: finisco per chiedermi chi me lo faccia fare, soprattutto quando si tratta di scrivere come ghost writer in ambiti affini al mio campo d'interesse.

Chi me lo fa fare, talvolta, di scrivere a nome di persone che magari l'ultimo libro che hanno letto è stato il libro di letteratura del quinto superiore o, peggio, il sussidiario di quinta elementare? Chi me lo fa fare?

Oggi, alle 19:40 circa di questo 12 dicembre 2015 ho la risposta definitiva: il dio denaro me lo fa fare. Quei "pochi, maledetti e subito" ai quali non è proprio possibile rinunciare.
Forse un giorno me ne andrò anch'io tra i ghiacci del Québec a vivere chissà quale avvincente avventura.
Nel frattempo, però, resto a disposizione.

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Aggiornamento del 13/01/2016
Mi sono ricordata il titolo del libro e, come promesso, sono tornata per indicarvelo (e per consigliarvelo ovviamente!). Si tratta de "La Società degli Animali Estinti" di Jeffrey Moore, Isbn Editore.
Su Amazon c'è l'anteprima di lettura per chi volesse leggerne un po': La società degli animali estinti